Suora Missionaria in Cristo Maria Gabriella Bortot mi chiamo Maria Montanari e sono la cognata di Suor Ave Casini.
Io a Lei e al suo Ordine devo molto, perché da quel 29 aprile 2007, una grande gioia vive in me, nonostante gli accadimenti della vita non siano stati proprio generosi. Ogni dolore scivolava via come lo scorrere dell’acqua dentro al torrente. Se Lei crede che ne valga la pena le espongo una delle tante grazie che in questi tre anni ho ricevuto e, per precisione, l’ultima.
Era il 13 marzo 2010; fuori c’era un metro e venti centimetri di neve, caduta nei due giorni addietro. Un piccolo sentiero per arrivare a casa era stato aperto, ma quel pomeriggio, mio marito lo allargò perché disse che quello era troppo stretto. Io continuavo a non capire.
Verso sera, come d’abitudine, andai a chiudere le serrande della camera da letto e, da quella posizione si vede il tramonto. Una lunga lingua di fuoco sembrava venire verso di me; i suoi colori erano così accesi che sembravano comunicarmi qualcosa. Io in quel momento rimasi serena. Verso le 23, mio marito mi invitò ad andare a letto, io di solito, prima delle 22 vado a coricarmi. Quella sera, io e i nostri tre ragazzi che ancora vivono con noi, stavamo guardando delle fotografie e visto che erano tutti in casa, preferii restare ancora un poco fino a mezzanotte.
Come al solito, da quarant’anni a questa parte, lui tolse le braci dal letto e le mise sotto il comodino. Le braci erano spente. Esse provenivano da legna di antichi travi e al contatto con l’aria si alimentarono di nuovo. Verso le due di notte mi parve di sentire degli strani versi, ma li sentivo molto lontani, sembravano in strada e non di sicuro provenienti da un essere umano. Riuscii ad accendere la luce. Sulla sponda del letto mio marito rantolava, aveva la bava alla bocca e svenne. Dopo dieci minuti c’era già l’ambulanza e nel frattempo svenne altre due volte. A casa con me rimase uno dei miei figli; io sentivo un forte dolore al petto e nonostante la confusione che era entrata dentro di me, riuscii ad implorare la Beata Maria Rosa di Gesù, ma di sicuro in modo sconnesso. Poi, dopo circa quaranta minuti mi comunicarono dall’ospedale che mio marito aveva respirato monossido di carbonio e che anch’io dovevo andare immediatamente all’ospedale. A me riscontrarono un’aritmia cardiaca dovuta al monossido di carbonio. Allora chiusi gli occhi e iniziai a pregare nella mia semi coscienza; mi apparve la Beata Maria Rosa, con un’aureola da santa, appoggiava la sua mano sulla spalla destra del santo Padre Pio. Dopo dieci minuti scomparve l’aritmia e mio marito iniziò a stare meglio.
Poi con due ambulanze della Croce Rossa ci hanno portati nella camera iperbarica e dopo una notte di ricovero in camera matrimoniale, siamo tornati dai nostri sei figli e dai nostri cinque nipoti.

Maria Montanari

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