Ho conosciuto sr Maria Rosa leggendo il libro “Una donna felice”, ma quando per la prima volta ha visto la sua immagine, il suo sorriso dolcissimo, le sue dita intrecciate, ho pensato: “io questa suora la conosco!” Ho frugato nella mia memoria: avevo conosciuto le suore francescane a Viserba dove abitavo e dove frequentavo l’asilo, negli anni dopo la guerra, e avevo chiara l’immagine di quel sorriso! Ma purtroppo i tempi non coincidono. Comunque io la sentivo e la sento molto vicina. Quando mia figlia Giulietta mi ha raccontato cosa stava succedendo a Mirco, amico fraterno di suo marito, mi sono buttata nella preghiera a Suor Maria Rosa.
Mirco stava molto male da tempo, non era un tumore ma necessitava di un trapianto di fegato, quando finalmente riuscirono a farlo, purtroppo l’intervento non ebbe l’esito sperato, anzi, gli organi interni ne risultarono compromessi e gli fu asportata la milza. Le sue condizioni erano gravi; 34 anni sposato con due figli piccoli; io non lo conoscevo personalmente ma non potevo fare a meno di pregare quasi incessantemente. Per sopravvivere era necessario un altro trapianto, che avvenne circa un mese dopo, di notte. Sua moglie, mia figlia Giulietta e suo marito erano disperati. Mirco uscì vivo da questo nuovo trapianto anche se in condizioni pietose. La moglie e gli amici erano preoccupatissimi e non so perché anche io lo ero, in fondo non lo conoscevo…
Cominciai o meglio, continuai a pregare Suor Maria Rosa, lei che aveva sofferto tanto sopportando eroicamente le sofferenze che il Signore le aveva voluto donare, lei doveva intercedere per Mirco presso Gesù; la pregavo, la pregavo… in chiesa, in casa soprattutto la sera.
Giulietta mi aggiornava sul decorso della convalescenza, durissima, sofferente ma andava prudentemente nel verso giusto. Mirco è rimasto a casa un anno dal lavoro, ha fatto la chemioterapia, e altre terapie pesantissime, aveva quasi sempre la febbre e faceva dentro e fuori dall’ospedale, ed io continuavo a pregare.
Grazie a suor Maria Rosa, Mirco ha ripreso da tempo a lavorare, ad occuparsi dei suoi due bambini, anche ad iniettarsi insulina perché non ha più la milza, ma fa tutto; viaggia per lavoro e cerca di convivere con la sua malattia. Non credo che sia una persona di fede particolare, è un ragazzo come ce ne sono tanti e Gesù gli ha testimoniato la sua benevolenza.

Gabriella De Luigi

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