Testimonianza di Romano Pellesi, nipote della Beata Maria Rosa Pellesi

Dobbiamo partire da lontano.
Il giorno stesso delle nozze, il 30 aprile del 1960, Romano e Maria Tosi decisero di fare visita a Suor Maria Rosa Pellesi, degente nel sanatorio di Bologna il “Pizzardi”, attuale “Bellaria”. Fu un momento bello, sereno e alla fine Maria Rosa li benedisse, ma benedisse in modo particolare il bimbo che Maria portava in grembo.
Fausto, fu il nome che i suoi genitori gli consegnarono. Fausto cresceva vigoroso, bello e simpatico. Divenuto un giovane pieno di vita, fu chiamato a prestare servizio militare negli anni 80. Nell’ultimo giorno, rientrando con alcuni compagni con cui aveva festeggiato la fine del servizio, una sbandata della macchina lo proiettò fuori della portiera e lo scaraventò sulla roccia che si ergeva a destra della strada. L’impatto violento non lasciò speranze, e il suo ritorno al paese avvenne dentro una bara. Era il 2 febbraio 1981.
Maria e Romano si chiusero dentro un grande dolore. Un ricordo in particolare rendeva tutto più amaro e buio: Maria Rosa che aveva benedetto Fausto nel grembo materno con tanta gioia, nel momento del bisogno era rimasta nascosta, in silenzio, non era intervenuta, non aveva portato la sua benedizione.
Romano sentì una specie di sorda rabbia nei confronti della zia; una rabbia che sembrava non venire meno, se la ritrovava dentro quando meno se lo aspettava e gli creava disagio, disarmonia.
Alcuni anni fa, una signora devota di Sr. Maria Rosa, di San Michele dei Mucchietti, paesino vicino a Pigneto, paese di Romano, sapendo che Romano restaurava mobili e a volte li comperava o li vendeva, gli parlò di una villa nel reggiano piena di mobilio in buono stato. Decisero di andare a vedere.
Lungo il viaggio si arrivò a parlare di Maria Rosa perché era vicino il giorno della sua beatificazione. Nel discorrere la signora notò l’amarezza interiore di Romano. La signora cercava di far notare a Romano che questo sentimento non portava a nulla, tanto meno alla pace. Era necessario fare un grande atto di fede e abbandonarsi senza capire. Anche il non intervento di Maria Rosa era dentro ad un disegno più grande a noi sconosciuto, ma non di abbandono.
Romano sfoderava tutte le sue ragioni di amarezza e di delusione e la sua non fiducia. Nel ritorno il discorso riprese. La signora gli suggerì di amare di nuovo la zia come se l’avesse ascoltato. Col tempo Romano chiese perdono alla zia e si rasserenò… ma sentiva che non era ancora una resa profonda… sarebbe bastato poco.
Infatti, la domenica della Beatificazione, il 29 aprile 2007, nel Duomo di Rimini, i nipoti avevano posti riservati nella grande Basilica. Romano entrò in Duomo e già sull’ingresso incontrò le prime difficoltà: sembrava non potesse entrare, senza motivi palesi. Finalmente trovò il suo posto e si sedette in attesa. Arrivò invece qualcuno e lo fece spostare più indietro, anche questo senza motivo preciso. Romano se ne uscì imprecando: sembrava che tutti volessero rifiutarlo, Maria Rosa stessa, non gustò nulla della funzione ma tutto finì in una rivolta interiore. Una televisione locale gli chiese una piccola testimonianza. Disse di essere un nipote e per quanto l’aveva conosciuta lui era sempre stata una grande donna. Finito tutto si andò al ristorante. Anche qui i posti per i nipoti erano riservati. Romano si sedette tranquillo al suo posto, ma una persona venne a dirgli che era meglio se si fosse spostato per cedere il posto ad altri. Di nuovo!
Si sentì buttato via, ma questa volta non si mosse. Il pranzo non fu più un pranzo, ma una sofferenza sorda e interiore. Chi lo voleva buttare via? Chi non lo voleva sotto gli occhi? La rabbia di Romano verso Maria Rosa salì dal fondo e lo avvolse tutto.
Nel ritorno altra sorpresa. Erano in cinque sulla macchina del cognato Ezio Tosi. Prima di partire una suora, cugina di Ezio, chiese un passaggio fino a Bologna. E così Romano e Maria dovettero fare un viaggio molto scomodo fino a Bologna. Nel viaggio di ritorno Romano sfogò tutta la sua amarezza per tutti i contrattempi e la sua rabbia, non ebbe limiti.
Così arriviamo all’avvenimento centrale, ecco il suo racconto.

Era l’estate del 2007, esattamente il 21 agosto, come spesso faccio, prendo il motore agricolo col carro e la botte per l’acqua. Mi avvio al fiume Pescarolo che costeggia il Pigneto, per riempire la botte di acqua e rientrare. Mi avvicino ad una zona d’acqua ma un contadino dei dintorni mi prega di non prendere acqua perché ha i muratori in casa e non possono rimanere senza. Capisco e decido di andare a prendere acqua nel fiume Secchia. C’è una strada sterrata ripida ma non impossibile.
Scendo e riempio la botte. Riprendo lentamente la salita. Sulla sinistra c’è il bosco e sulla destra una specie di grossa buca per tutta la lunghezza della carreggiata. Salgo lentamente e con grande attenzione.
Arrivato ad una salita piuttosto ripida, succede l’imprevisto. Le ruote perdono l’equilibrio e il carro si capovolge assieme alla botte per due o tre volte. Il motore, molto più leggero, si sarebbe dovuto capovolgere e precipitare per la scarpata trascinandomi con sé. Invece, misteriosamente solo le ruote anteriori si alzano un poco, ma il motore rimane fermo, immobile. Io sono sopra e guardo ammutolito. Poi scendo dal motore e mi siedo per terra senza parole, tremo dentro e incomincio a chiamare mia moglie Maria che non doveva essere lontana, perché ero molto vicino a casa. Arriva, infatti, guarda, capisce e corre a chiamare il fratello e la cognata Cicci, perché col loro motore, venissero a darmi una mano. Arrivano subito, io sono sempre seduto in terra, le mani sul viso… I pensieri cominciano a scorrere… ma tutti si fermano attorno ad uno: Maria Rosa! Lei ha messo la sua mano e mi ha salvato! Non ho visto niente, ma ho sentito forte, con certezza, la sua presenza. Il mio cuore piangeva di riconoscenza e la pace tra noi due si è trasformata lentamente in stupore, meraviglia e riconoscenza. Tutti sentimenti racchiusi dentro.
Con l’aiuto di Ezio e della Cicci, siamo riusciti a sistemare il tutto senza ulteriori pericoli. Arrivati a casa, anche i loro pensieri si fissarono sul nome di Maria Rosa, senza che io dicessi niente. Poi confermai. Volevano sapere del mio cuore ma scelsi il silenzio. Ma non potevo nascondere ciò che dentro mi faceva danzare e si vedeva dalla cura con cui sistemai in casa un quadro di Maria Rosa e da come avevo cominciato a vivere. Mi ero sentito buttato via il giorno della sua beatificazione; mi sono sentito beato nel giorno della disgrazia evitata. Nessuno avrebbe mai più potuto rubare ciò che mi era stato fatto col cuore più tenero. Maria Rosa mi aveva detto il suo sì per sempre.

Pellesi Bruna
Pellesi Romano
Tosi Ezio
Tosi Maria

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