UN ANGELO FRENA LE RUOTE DELLA MACCHINA

L’esperienza della benevolenza del Signore dell’intercessione della beata Maria Rosa Pellesi e della bontà del popolo etiopico.

Il 18 settembre 2006, giorno dopo la Professione Perpetua di sette Sorelle etiopi, abbiamo lasciato la Missione di Wasserà alle 10,30. Eravamo in cinque nella Pick-up-Toyota: alla guida suor Margherita Simeon, Superiora Delegata della Missione e io accanto a lei; sui posti posteriori Suor Adriana Bianchi, Suor Veronica Simeon, Suor Aynabeba Itbarek. Prima di partire abbiamo affidato il viaggio alla protezione della vergine Maria e in modo speciale alla Venerabile Suor Maria Rosa.
Appena passata la zona più alta di “Samara” (2.400 metri di altitudine) e avere oltrepassato la grande curva sopraelevata che separa due profonde valli ci troviamo su un tratto di strada rettilinea abbastanza asciutta nonostante le piogge torrenziali di questi ultimi mesi che hanno fatto straripare i fiumi e hanno deteriorato le strade tanto da renderne alcune impercorribili. Alla nostra sinistra si estende una bella valle ripida e verdissima, coltivata ad orzo e patate.
Sul ciglio della strada un grosso sasso, interpretato come mucchio di fango, fa perdere il controllo della macchina che vira violentemente a sinistra e prende la direzione del burrone. La macchina fa un salto netto di 2 metri nel vuoto; Suor Margherita riesce a mantenere il controllo del volante e percorre a crescente velocità una discesa di 30 metri; la macchina capotta per fermarsi sulle ruote, a 42 metri di distanza.
A pochi metri avremmo trovato i tronchi di alcuni eucalyptus e un piccolo fiume. Il terreno coltivato a patate, ammorbidito dalle piogge, ha attutito l’impatto che è comunque stato violento.
Sono istanti interminabili… silenzio totale. Esce per prima dalla macchina suor Veronica e accertatasi che siamo tutte vive si prostra nel fango per adorare il Signore: piange, prega, urla. Lei non ha riportato neppure un graffio; era “Sposa novella” aveva emesso i Voti perpetui la vigilia!
In un battibaleno è arrivata tanta gente e, vedendoci vive, ringraziava il Signore ad alta voce; le donne urlavano al Cielo con le mani alzate, alcune venivano a baciare il crocifisso che portiamo al collo. Alcuni pagani dicevano: “Il Dio di queste “Sisters” è davvero un grande Dio!”.
Con molta fatica abbiamo risalito la china, spinte e sostenute dai contadini che organizzavano i soccorsi con una grande delicatezza. Risalire 42 metri in alta pendenza scivolosa non è facile quando si è tutte contuse!
Di lì a pochissimo ci hanno raggiunte le Sorelle di Galcia la cui Land Rover si era piantata nel pantano. Era carica di Suore e parenti che tornavano dalla festa. Ci hanno portate a 60 Km, all’Ospedale Diocesano di Dubbo dove i medici italiani ci hanno subito visitate.

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La cosa pareva molto seria perché eravamo molto dolenti, Suor Margherita era sotto choc non parlava né apriva gli occhi; Suor Adriana sveniva e poi si riprendeva; aveva molto dolore al piede; Suor Aynabeba respirava con fatica; io mi tenevo il costato perché sentivo un male atroce. Siamo state ricoverate 2 giorni presso le Suore Missionarie del Sacro Cuore di Santa Francesca Cabrini che hanno avuto per noi le delicatezze che solo delle Sorelle possono avere. Ci hanno ospitate in sei, fornendoci gli indumenti e garantendo ogni cura farmacologica, umana e spirituale. Intanto sono arrivate molte visite: frati, suore e preti a decine ed esse accoglievano e gli ospiti a visitarci nelle varie camere. I raggi X non evidenziarono alcuna frattura. Contusioni a volontà e dolori mozzafiato. In seguito, a Rimini, verranno rilevate a suor Adriana un forte stiramento dei tendini del piede e della spalla e il colpo di frusta alla nuca e a me la frattura di 6 costole..
Abbiamo subito pensato e creduto di avere ricevuto una grazia speciale, ottenutaci da Suor Maria Rosa. Anche i due poliziotti recatisi sul luogo per le rilevazioni del caso erano stupefatti e hanno detto che nessuno è mai uscito illeso da questo tipo di incidente. La pendenza del terreno era del 70%.
Sempre convinte di non avere fratture, da Addis Abeba abbiamo proceduto per la Tanzania con volo sul Kilimanjaro dove ci sarebbe stata l’inaugurazione del complesso della nostra missione a Guandumehhi e la consacrazione della Cappella della casa di formazione e del dispensario. Ci dispiaceva deludere le Sorelle, tanto più che da Rimini erano presenti le Autorità della Protezione Civile, coloro che avevano seguito le costruzioni lavorando personalmente nei vari cantieri.
Insieme, ringraziamo la Vergine Santa della Misericordia e Suor Maria Rosa perché è stata sicuramente lei a tenere a freno le ruote della macchina impazzita.

Suor Maria Gabriella Bortot

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